sabato 7 ottobre 2017

Il Premio Lombardia è Ricerca ma non trasparenza


Una settimana fa, in un periodo di crisi di credibilità dell'Università italiana, Elena Cattaneo, scienziata e senatrice a vita, ha esortato tutti a reagire e a contrastare la “mortifera indulgenza culturale”.
Il suo è un forte appello a tenere conto dei dati di realtà che sono virtuosi e viziosi: nelle nostre Università avvengono scoperte fondamentali e si perpetuano vili magagne. Solo da un'analisi dei fenomeni completa e consapevole e dalla rinuncia al consolidato riflesso di negazione può discendere un cambiamento che dia fiducia ai ricercatori, nell'istituzione accademica, e ai cittadini, nella scienza.

Uno dei richiami di Cattaneo "essere destinatari di risorse pubbliche non ammette deroghe" mi ha riportato alla mente una notizia di qualche settimana fa.

Il 21 giugno 2017 la Giunta Regionale lombarda ha istituito il Premio Internazionale 'Lombardia è Ricerca', del valore di 1 milione di euro, che ha “lo scopo di riconoscere pubblicamente l'impegno e il talento di un ricercatore di fama internazionale che ha contribuito con le sue scoperte all'avanzamento della conoscenza scientifica e tecnologica con importanti ricadute sulla vita delle persone”.
Secondo il regolamento approvato dalla Giunta, la “partecipazione al premio è possibile solo se il ricercatore è candidato da uno (o più) dei primi 10 top scientists sulla base dell’H-Index della lista “top italian scientist” individuati per ciascuna area. Ogni top scientists può presentare al massimo 3 candidature (quindi un totale, al massimo, di 210 ricercatori). I dieci ricercatori che avranno ottenuto il maggior numero di preferenze parteciperanno alla selezione di una giuria esterna, anch’essa composta da top scientists, che decreterà il vincitore finale”.

Un altro aspetto critico è che anche la Giuria è stata selezionata con lo stesso criterio, difatti era “composta dai migliori 14 scienziati italiani (con priorità per quelli appartenenti ad enti di ricerca lombardi o, in assenza, italiani) nelle discipline che afferiscono alle Scienze della vita (2 per ogni area: scienze biomediche, chimica, scienze cliniche, computer science, nanoscienze e materiali, scienze naturali e ambientali, neuroscienze e psicologia) individuati sulla base della lista ufficiale 'Top Italian Scientists'”.

Al di là della sedicente internazionalità del Premio, sembra che i giurati – scelti sulla base dell'H-index delle loro pubblicazioni determinato su Google Scholar - decidano tra di loro chi sia il vincitore.
Google Scholar non è però lo strumento più affidabile per la misurazione bibliometrica sia per la modalità viziata di aggregazione delle pubblicazioni sia perché vi compaiono solo gli scienziati che decidono di aprire il loro profilo, come avviene con gli altri social media.

Il 5 settembre è stata diffusa con una certa enfasi la notizia del vincitore del “Nobel della Lombardia”.
Se teniamo conto delle date, abbiamo che il 21 giugno la Giunta ha istituito il premio e il 5 settembre, poco più di due mesi dopo, la Giuria ha decretato l'assegnazione.
Gli scienziati selezionati per far parte della Giuria sono: Alberto Mantovani (Humanitas), Peter J Schwartz (Auxologico), Maurizio Prato (Trieste), Gianfranco Pacchioni (Bicocca), Giuseppe Remuzzi (Mario Negri), Carlo La Vecchia (Statale), Federico Calzolari (Normale), Maurizio Lenzerini (Roma), Roberto Cingolani (IIT), Giorgio Sberveglieri (Brescia), Filippo Giorgi (ICTP Trieste), Giorgio Bernardi (Roma Tre), Paolo Maria Rossini (Cattolica), Daniela Perani (San Raffaele).
Alberto Mantovani, immunologo e scienziato Presidente della Giuria, mi ha confermato che hanno lavorato “in tempi strettissimi” dalla fine di luglio ai primi di settembre e che “la scelta non è stata all'unanimità”.
La Giuria ha anche deciso di destinare il 30% dell'importo (dunque 300.000 euro) alla persona e il 70% ad attività di ricerca da svolgersi in Regione Lombardia.

Il Premio, alla sua I edizione, è stato assegnato a Giacomo Rizzolatti, neuroscienziato di fama internazionale noto anche al grande pubblico per la scoperta dei neuroni specchio, effettuata assieme al gruppo di lavoro dell'Università di Parma. Si stratta di neuroni individuati in alcune scimmie e ipotizzati nell'uomo che, secondo l'interpretazione originaria di Di Pellegrino e collaboratori (1992), sono più attivi sia quando il soggetto compie un'azione sia quando osserva un'azione nota, rivelando un comune meccanismo di selezione dell'azione. Questa è l'interpretazione che ha, ad oggi, più conferme scientifiche.




Numerosi altri studi stanno cercando di dimostrare che quello dei neuroni specchio potrebbe essere un sistema di comprensione dell'azione, quindi si tratterebbe non solo di un sistema motorio ma di un sistema cognitivo. Le evidenze attuali sono ancora modeste ma come affermò Vittorio Gallese durante il dibattito con Gregory Hickok (autore del libro Il mito dei neuroni specchio) celebrato alla New York University nel 2015, molti effetti negli esperimenti psicologici e psicofisici sono modesti (la sintesi del dibattito è la 3. de Le grandi dispute del 2015).
I neuroni specchio sono stati considerati la base dei più svariati fenomeni. Sono ormai oggetto di una “follia attributiva” come mi disse Carlo Umiltà, aggiungendo che questa è “costata il Nobel a Rizzolatti. In fin dei conti, i neuroni spaziali di O'Keefe [Premio Nobel per la Medicina 2014] sono altrettanto controversi dei mirror neurons e la loro presenza nell'uomo è altrettanto dubbia. Fortunatamente per O'Keefe, la discussione sulla funzione dei "suoi" neuroni non è stata gettata in farsa da un eccesso di teorizzazione infondata”.

È stato, pertanto, sorprendente leggere sulla stampa le motivazioni dell'assegnazione del premio. Secondo quanto ha dichiarato il presidente della giuria Mantovani: "Il premio viene assegnato per la scoperta dei neuroni a specchio e della funzione a specchio del nostro sistema nervoso centrale. Questi meccanismi sono il substrato neurologico per il nostro riconoscerci nelle persone, negli atteggiamenti e nei movimenti di chi ci sta davanti. La funzione a specchio costituisce la base neurologica dell'empatia e della capacita' di comunicare a livello profondo fra esseri umani. La scoperta dei neuroni a specchio ha contribuito profondamente alla comprensione del funzionamento del nostro sistema nervoso centrale e ha avuto un impatto trasversale che va dalla psicologia alla neurologia, alla robotica, alla comprensione del nostro comportamento sociale come essere umani. La scoperta di questi circuiti neurologici ha aperto e aprirà sempre di più la strada alla cura delle patologie del comportamento come le malattia dello spettro autistico".

Queste motivazioni non hanno fondamento scientifico: le implicazioni del sistema dei neuroni specchio nell'autismo non solo non sono state dimostrate ma sono state screditate dalle ricerche e non è sufficientemente dimostrato che tale sistema sia alla base dell'empatia.
Se si tratta di ulteriori ipotesi da studiare va specificato e l'uso del condizionale sarebbe più appropriato.
Molti non sono ancora pronti ad affermare: "Now that the hype around mirror neurons has begun to dissipate, it will be interesting to see what role remains for these curious cells [Ora che la montatura sui neuroni specchio ha iniziato a dissolversi, sarà interessante vedere che ruolo avranno queste curiose cellule]"

Tornando alla procedura di assegnazione, secondo quanto dichiarato il 5 settembre: "Sono arrivate una ventina di candidature, tutte molto qualificate e prestigiose, di altissimo livello internazionale". 
Tuttavia nel regolamento della Giunta del 21 giugno è riportato che “I dieci ricercatori che avranno ottenuto il maggior numero di preferenze parteciperanno alla selezione di una giuria esterna”. Quindi la procedura non risulta chiara e non è trasparente.
Il Presidente Mantovani si attiene al “dovere di riservatezza”.

Essendo una procedura di assegnazione di fondi pubblici, qualche giorno fa ho richiesto copia degli atti all'ufficio apposito della Regione Lombardia. Non appena mi arriverà farò un aggiornamento.

Il conferimento del Premio “Lombardia è Ricerca” è previsto per l'8 novembre, in una cerimonia al Teatro alla Scala di Milano.

Mi auguro che per allora saranno accessibili tutte le informazioni sulla procedura di assegnazione di fondi che sono pubblici e sui progetti di ricerca che saranno finanziati con i 700.000 euro.

È sempre una buona notizia quando vengono destinati nuovi fondi alla ricerca scientifica italiana, vista la tragica e continua restrizione di risorse; è un'ottima notizia quando l'assegnazione si attiene alle prassi internazionali e al dovere di trasparenza nei confronti dei cittadini che contribuiscono a quei fondi.


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