domenica 25 giugno 2017

L'inferiorità delle donne secondo gli scienziati


Quando interpelliamo gli scienziati per le nostre scelte, assumiamo che siano neutrali. Pensiamo che il metodo scientifico non possa essere prevenuto o oppressivo nei confronti delle donne. Ci sbagliamo.         When we turn to scientists for resolution, we assume they will be neutral. We think the scientific method can’t be biased or loaded against women. But we’re wrong.

Le donne sono così esageratamente sottorappresentate nella scienza moderna per il fatto che, per gran parte della storia, sono state trattate come intellettivamente inferiori e deliberatamente escluse.
Women are so grossly under-represented in modern science because, for most of history, they have been treated as intellectual inferiors and deliberately excluded from it.

Penso certamente che le donne, anche se generalmente superiori agli uomini nelle qualità morali, siano intellettualmente inferiori ad essi e mi sembra sia molto difficile per loro in base alle leggi dell'ereditarietà (se comprendo correttamente queste leggi), diventare intellettualmente uguali all'uomo.
I certainly think that women though generally superior to men [in] moral qualities are inferior intellectually, and there seems to me to be a great difficulty from the laws of inheritance, (if I understand these laws rightly) in their becoming the intellectual equals of man.
Lettera di Charles Darwin a Caroline Kennard, 1882


Le citazioni precedenti sono tratte dal libro di Angela Saini Inferior: How Science Got Women Wrong – and the New Research That’s Rewriting The Story, appena pubblicato.

Non mancano però altre citazioni in altre fonti, anche più recenti rispetto alla lettera di Darwin.

La politica del congresso di Psicologia Sperimentale è stata sempre quella di ammettere i laureati in formazione ai congressi e sarei, pertanto, lieto che tu portassi alcuni dei tuoi studenti dei corsi più avanzati, se sei interessato. Come probabilmente sai, il congresso è per soli uomini, quindi, per l'amor di Dio, non portare alcuna donna.
The policy of the meeting of the Experimental Psychologist has always been to allow advanced graduate students at the meetings and I would, therefore, be glad to have you bring along a few of your most advanced students if you care to do so. As you are probably aware, the meeting is “Men Only” affair, so for God's sake, don't bring along any women.
Lettera di Samuel Fernberg a Martin Remert, American Psychological Association 1926 (da un tweet di @CCHP_UA, Nicholas e Dorothy Cummings Center for the History of Psychology, 8 marzo 2017)

La donna per sua natura vive concentrata nell'orbita della famiglia, che è la sua finalità, vi raccoglie il suo spirito, i suoi desideri, lungamente, pertinacemente convergenti. Donne che sinceramente deviano in compiti professionali, nella concorrenza di uomini, spesso sono piante sterili, o sono anomalie, o stanno nell'anticamera della patologia, come per altro vi si accostano le sfrontatezze, le animalità del naturismo.
Cesare Colucci, Lezioni di psicologia sperimentale, 1935. L'ho citato in Toletta con chimografo, 2016

Ma le donne scienziate sono comunque meno di quante ci si potrebbe aspettare. Ad esempio, quest’anno nessuna donna ha vinto un premio Nobel. E fino allo scorso anno l’hanno vinto 16 nella pace, 15 in letteratura, 12 in medicina, 4 in chimica, 2 in fisica e 1 in economia. Inoltre, 2 donne hanno vinto finora il premio Turing per l’informatica, 1 la medaglia Fields in matematica e nessuna è mai stata campionessa mondiale di scacchi.
Una progressione discendente, che sembra indicare come l’attitudine femminile sia direttamente proporzionale alla concretezza e indirettamente proporzionale all’astrazione.


Scrive Angela Saini, giornalista scientifica britannica: il pregiudizio ha così pervaso la cultura scientifica che talvolta sono le stesse donne a discriminare altre donne.
L'autrice fa riferimento allo studio di Corinne Moss-Racusin e collaboratori, che nel 2012 hanno mostrato come tutti i docenti (donne e uomini) presi in esame valutassero come più competenti i profili di studenti ai quali era stato assegnato un nome maschile rispetto a quei profili ai quali era stato assegnato un nome femminile.

Saini nel suo libro rivela i principali pregiudizi che hanno caratterizzato - e talvolta continuano a caratterizzare - molte ricerche scientifiche e lo fa attraverso gli accurati riferimenti agli studi pubblicati nei diversi settori disciplinari, le analisi distaccate del declino o della resistenza motivata di alcune teorie discriminatorie, le belle interviste agli scienziati.

Racconta la disparità attuale nel trattamento economico e nella posizione contrattuale tra le donne e gli uomini che lavorano come ricercatori e docenti nelle università.

Ricorda che gli stessi medici sconsigliavano le fatiche mentali dell'istruzione superiore perché poteva deviare le energie dal sistema riproduttivo della donna, mettendone a rischio la fertilità.

Le donne non sono state a lungo incluse neppure nei protocolli di sperimentazione dei farmaci e questo ha influito in alcuni casi sul manifestarsi di effetti avversi imprevisti.

Negli otto capitoli – Woman's Inferiority to Man, Females Get Sicker But Males Die Quicker, A Difference at Birth, The Missing Five Ounces of the Female Brain, Women's Work, Choosy Not Chaste, Why Men Dominate, The Old Women Who Wouldn't Die – Saini affronta l''inferiorità' femminile, così com'è stata definita, più o meno esplicitamente da biologi, endocrinologi, antropologi, primatologi, neuroscienziati, ecc.
Ne discute, a volte direttamente con gli autori, ed esamina sempre i lavori scientifici, le teorie e i dati con rigore critico. Così come aggiunge e analizza sistematicamente le repliche ad essi – pubblicazioni, teorie, dati - fin dalla lettera che Caroline Kennard scrisse a Darwin nel 1881, concedendogli il beneficio dell'errore nell'aver ritenuto le donne inferiori per natura agli uomini. Darwin le rispose senza modificare il suo pensiero, come si legge nell'estratto sopracitato. Kennard non mancò di controreplicare: “Lasci che l'ambiente e le opportunità delle donne siano simili a quelle degli uomini, prima di essere giudicate con imparzialità, intellettualmente inferiori a lei, per favore”.

Gli scienziati hanno continuamente cercato di appigliarsi a delle basi biologiche per giustificare le loro teorie sull'inferiorità della donna.
Lo hanno fatto da diverse prospettive. Ad esempio, concentrandosi sui cromosomi sessuali, come Arthur Arnold, che ha teorizzato il “sessoma” - la vulnerabilità delle donne deriverebbe dall'effetto di specifici fattori sessuali sui geni - ma che lui stesso ha definito come un'espressione evocativa più che una teoria solida. Oppure, l'attribuzione della differenza al fatto che l'uomo è cacciatore, luogo comune che dura a estinguersi pure nel linguaggio quotidiano. Questa teoria è stata esaminata da diversi antropologi in diverse società e da primatologi che hanno osservato a lungo varie specie di primati non umani nei loro habitat. Saini discute lo stato attuale della ricerca in un quadro molto più ampio e introducendo le nuove ipotesi teoriche. Oppure ancora la differenza tra i cervelli di donne e uomini che sarebbero portati rispettivamente per empatia e sistematizzazione come arduamente sostiene Simon Baron-Cohen.

Saini affronta le gravi conseguenze di tutte queste teorizzazioni: la mutilazione genitale femminile subita da 125 milioni di donne nel mondo, secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità; la deformazione dei piedi con strette fasciature subita dalle donne cinesi, una pratica ufficiale eliminata dal partito comunista solo nel 1950; l'esclusione sistematica dall'istruzione o dai vertici accademici, economici, politici.

Può sembrare strano ma abbiamo ancora oggi a che fare con gli stessi vecchi stereotipi che circolano da secoli.

Il libro di Angela Saini è da leggere. Lo raccomando a tutti. Mi auguro sia presto tradotto in italiano... e che lo legga Odifreddi.

Dopo averlo letto si diventa femministi? Sì, come Saini riporta, nel senso espresso da Sarah Blaffer Hrdy, primatologa e antropologa della University of California, Davis: “femminista è qualcuno che invoca uguali opportunità per entrambi i sessi [direi per tutti i generi]. In altre parole, consiste nell'essere democratici. Siamo tutti femministi o ci si dovrebbe vergognare di non esserlo”.

Senz'altro dopo averlo letto ci si rende conto di come tanti scienziati per perseguire fini economici, politici, ideologici o accademici abbiano sfruttato - e in molti casi continuino a sfruttare – gli strumenti della scienza a vantaggio della propria parte, concedendo parecchie eccezioni al rigore metodologico e avventurandosi rampanti verso conoscenze limitate e temporaneamente convenienti.

Questo non vuol dire che tra i generi non vi siano differenze e che non vi siano caratteristiche specifiche degli uomini e delle donne, tutt'altro, vuol dire solo che usare queste differenze, amplificarle o addirittura inventarle con lo scopo predeterminato di escludere un gruppo dalla partecipazione alla società e ai diritti civili è ascientifico e inumano. 
Questa storia, come ci dimostra Angela Saini, può essere riscritta.



Come fare a riconoscere questa specie di scienziati? Ogni volta che sentiamo di uno studio che usa delle misure – intelligenza, accudimento, aggressività, empatia, orientamento, ecc. - per screditare un gruppo in base a genere, etnia, status economico e sociale, cultura, religione, ecc. siamo in presenza di un rampante: attenzione! Ah sono in genere anche i più esaltati e presenzialisti.